Rugby, l'Italia arriva scarica al Sei Nazioni. Ma ha il dovere di provarci

L’avevamo salutata un anno fa, la nostra Nazionale di rugby, reduce dal miglior VI Nazioni della sua storia. Con l'arrivo del nuovo tecnico Jacues Brunel avevamo ritrovato fiducia e scoperto lo stupore nuovo di saper infine attaccare e giocarcela alla pari con i nostri rivali di sempre. Questo week end si riparte per un’altra edizione del Torneo più antico di Ovalia, ma quest’anno l’Italrugby ci si approccia scalfita nelle sue certezze e un po’più incerta sui progressi fatti negli ultimi dodici mesi. di Ronald Giammò
5 AGO 20
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L’avevamo salutata un anno fa, la nostra Nazionale di rugby, reduce dal miglior VI Nazioni della sua storia. Con l'arrivo del nuovo tecnico Jacques Brunel avevamo ritrovato fiducia e scoperto lo stupore nuovo di saper infine attaccare e giocarcela alla pari con i nostri rivali di sempre. Questo weekend si riparte per un’altra edizione del Torneo più antico di Ovalia, ma quest’anno l’Italrugby ci si approccia scalfita nelle sue certezze e un po’ più incerta sui progressi fatti negli ultimi dodici mesi.
In mezzo ci sono state due tournée che invece di dare conferme hanno contribuito a riaprire interrogativi sulla nostra crescita che speravamo di esserci lasciati definitivamente alle spalle. Muscoli logori e fatiche di fine stagione c’entrano fino a un certo punto. Abbiamo un bacino ridotto cui attingere, e il ricambio generazionale oggi in corso stenta ancora a decollare. Il calendario di questa edizione è di quelli che non promettono nulla di buono: avremo tre trasferte e due sole partite in casa, di cui una contro la quotata Inghilterra, uscita invece galvanizzata dalle sue sfide d'estate. Il rischio che il match dell'Olimpico contro la Scozia del 22 febbraio possa essere decisivo è concreto.

Storia corta, poca esperienza e una brutta striscia di risultati alle spalle. Tutto sembrerebbe giocare in nostro sfavore. Brunel però non ne vuole sapere di iniziare il torneo con l'etichetta di squadra materasso appiccicato addosso. "Due vittorie in casa e l'obiettivo di fare meglio in trasferta", ha rilanciato col piglio di uno che sa quel che dice l'uomo di Courrensan. Come un anno fa, quando ancora non gli credeva nessuno e poi abbiamo tutti visto come andò a finire. E così per l'esordio di sabato spazio a una squadra che sappia coniugare l'esperienza del nostro pack alla sfrontata gioventù della linea dei trequarti, con un n°10, quel Tommaso Allan, sul cui futuro in molti hanno scommesso e che "per questo andrà in campo dal primo minuto".

Più che un esordio, quello che ci aspetta è un battesimo del fuoco: giocheremo in Galles contro i vincitori delle due ultime edizioni, in uno stadio, il Millennium, a cui basta solo il nome per evocare scenari apocalittici. I dragoni anche quest'anno sono i favoriti per la vittoria, ma esclusa l'Inghilterra (dei cui risultati abbiamo detto e che ospiterà i Mondiali il prossimo anno), le altre nostre avversarie non navigano nelle certezze. Irlanda e Francia sono alle prese con gli alti (gli isolani) e bassi (les gaulois) propri delle ricostruzioni, ma le sconfitte inferte loro dai nostri l'anno scorso sono ferite che vorranno sicuramente vendicare al più presto. La Scozia non vince il torneo da prima del 2000, li abbiamo battuti sei volte, ma l'ultima partita, in casa loro, è finita in un trionfo di cornamuse.

"L'inzio sarà difficile", ha commentato il nostro tecnico alla vigilia della prima delle due trasferte con cui l'Italia aprirà il torneo. Dopo Cardiff giocheremo a Parigi, e i giovani inseriti in squadra "dovranno imparare in fretta": tempo per crescere ce ne sarà poco, è il momento delle verifiche. La loro linea d'ombra è lì, sulla linea del vantaggio, sta a loro varcarla.

I bookmakers danno il Galles vincitore con un minimo di 20 punti. Ma sono solo pronostici. In campo saranno ancora vento e rimbalzi, cuore e polmoni a fare la differenza. La consegna sarà di "restare incollati al punteggio il più a lungo possibile, poi nel finale tutto può succedere". Strategia o atto di fede, poco importa. Occorrerà crederci. Credere che nessun risultato è ancora stato scritto, e che il futuro, come un pallone di rugby, ha rimbalzi imprevedibilli tutti suoi. Facciamoci trovare all'appuntamento, perché è qui sulla terra che ci si conquista il paradiso ovale. E non vi è dato entrarci senza aver prima sgomitato un po'.
di Ronald Giammò